venerdì 19 ottobre 2012

Poesia


L’ultima danza




Il vento d’autunno piega
l’ormai stecchita chioma
di un tiglio infreddolito,
solitaria sentinella
ai  margini di un campo
da poco tempo arato.

Su un nudo ramo, ondeggia
ingiallita e scheletrica
l’ultima  indomita foglia.

Una  vigorosa folata
presto la stacca,
tramutandola
in esperta ballerina.

Volteggia,
mulinella nell’aria
improvvisando
un’elegante ed antica danza,
simile a leggiadra farfalla
in primavera
per posarsi, infine,
arrendevole
nella scura, gelida terra.



                                  Cristina Coletta Pizzi

sabato 13 ottobre 2012

Autunno

Bentornato autunno!!!!!!



                                            GITA NEL BOSCO



Giacomo e Mara avevano atteso con molto entusiasmo ed ansia quel sabato per andare con i genitori a raccogliere le castagne nel bosco. La mattina avrebbero potuto riposare tranquillamente qualche ora in più, rispetto agli altri giorni, dal momento che non sarebbero dovuti andare a scuola, ma erano talmente emozionati che non riuscivano più a rimanere sotto le coperte. Alle 8,30 erano già svegli, pronti per la colazione. Le voci allegre ed insistenti dei bambini che reclamavano la colazione, destarono i genitori, i quali, quella mattina avrebbero preferito riposare qualche ora in più per recuperare le energie esaurite durante la settimana, ma ciò non fu proprio possibile. La famigliola, di buon mattino, si trovava già ad esplorare l’immenso bosco di castagni ai margini di una radura sulla cima di un monte, in cerca dei frutti che la natura, in questa stagione colorata e ridente, offre generosamente.I bambini, appena scesi dall’auto,parcheggiata in una piazzola, lungo la strada principale, cominciarono a correre all’impazzata nel grande spiazzo erboso che si trovarono davanti. Dopo aver liberato le loro energie vitali represse per tutta la settimana, con le guance arrossate dall’aria pungente e frizzantina autunnale e gli occhi lucidi di lacrime, si unirono ai genitori, i quali stavano imboccando un sentiero che si inoltrava nel bosco fitto di  alberi giganteschi. Giacomo e Mara si calmarono, cominciarono ad osservare questo mondo meraviglioso ed incantato. Potevano finalmente respirare aria pulita, profumata dagli odori delle piante e dalla terra fresca del bosco. Potevano ascoltare il silenzio interrotto, a tratti, dal cinguettìo dei passerotti , dal verso stridulo dei merli, dallo scricchiolìo delle foglie secche, calpestate al loro passaggio  o dal grido gioioso di Mara, quando riusciva a scorgere un fungo dal cappello rosso punteggiato di bianco.
-Mamma, mamma guarda che fungo bellissimo ho trovato!
- Ferma, Ferma non lo toccare! E’ velenoso!- Si affrettava a raccomandarsi il fratello più grande.
-Mara non  puoi raccoglierlo, i funghi buoni da mangiare hanno un grande cappello bruno e il gambo panciuto!
Il padre si era avviato,intanto, nei pressi di un fitto gruppo di maestosi castagni.
-Ehi voi! Venite un po’ a vedere. -
 I due bambini si precipitarono dal padre, il quale, con un bastone di legno, stava cercando di togliere le bellissime foglie colorate cadute, intorno alle radici del grande castagno, per poter osservare meglio il terreno sul quale sperava di trovare i lucidi marroni. Una folata imprevista di vento, aiutò il padre nella sua impresa. Il forte vento, sollevando, in un turbinìo multicolore, una miriade di foglie che improvvisarono una strana danza simili a bellissime farfalle volteggianti, riuscì a liberare completamente il terreno sotto l’albero.
Giacomo rimase incantato ad osservare il meraviglioso spettacolo per qualche istante, finchè le foglie non andarono a posarsi, non molto  lontano, vicino ad un  folto cespuglio di agrifoglio. Lo stupore fu immenso quando il bambino riuscì a scorgere una distesa di ricci dalle spesse spine ai piedi del grande castagno.
-Fai attenzione ! -Si raccomandò la mamma.-
- Non toccare i ricci, potresti bucarti.
Il bambino fece uno sforzo notevole per evitare di toccare i bellissimi ricci,che vennero raccolti dai genitori, i quali erano muniti di spessi guanti di pelle. La raccolta fu proficua, il padre e la madre riuscirono a colmare due bei cesti di vimini di grossi marroni che adesso, senza spine i bambini si divertivano a toccare e a lisciare come se fossero oggetti preziosissimi.
Mentre stavano facendo ritorno verso l’auto, Mara cominciò a gridare.
-Guardate, guardate! Le castagne vicino a questo cespuglio di rovi si muovono!
-E’ impossibile. Rispose il padre.
-Venite a vedere. Continuava, insistentemente Mara.
Tutti si avvicinarono al cespuglio ma non riuscivano a vedere niente di strano, ad un tratto un mucchietto di foglie cominciò a muoversi.
-Ve l’avevo detto che le castagne camminano!- Esclamò soddisfatta la bambina.
La mamma si avvicinò alle foglie e riuscì a scorgere un musetto appuntito con il nasino scuro, tolse le foglie dintorno e apparve il corpo di un riccio assonnato,che si muoveva a fatica.
- E’ un riccio vero,l’ho visto tante volte in fotografia ma questo è reale.
-  Probabilmente non riesce più a trovare la sua tana.- Dichiarò Giacomo.
-Papà, possiamo portarlo a casa?
- D’accordo.- Rispose accondiscendente il padre.
La sera Giacomo, Mara insieme ai loro genitori gustarono le deliziose caldarroste, davanti al fuoco scoppiettante del caminetto della grande sala, mentre il riccio accovacciato, nella sua nuova dimora, un cestino di vimini imbottito di cotone, si addormentava per il lungo sonno invernale.

Racconto tratto dal libro 
"Racconti per ragazzi" di Cristina Coletta  La Versiliana Editrice